La realtà virtuale nel calcio: la tecnologia cambia il mondo del pallone

La realtà virtuale nel calcio: la tecnologia cambia il mondo del pallone


In principio furono i video, su Vhs. Poi, negli ultimi anni, un’esplosione: database, software per programmare allenamenti, cardiofrequenzimetri e registrazione dei dati dei giocatori, tracciatori di movimenti, app sempre più specifiche ed efficaci.

Ora al bagaglio di tecnologia che ha cambiato e continua a cambiare il calcio si aggiunge la realtà virtuale. Una decina di anni fa una startup italiana, Wyscout, si proponeva di portare nel terzo millennio lo scouting dei giocatori, con database immensi, video di ogni singola azione o gesto tecnico, potenzialità di ricerca e confronto quasi infinite. Oggi per quasi tutti i grandi club europei (e non solo) è uno strumento imprescindibile.

Si augurano la stessa “fortuna” a MiHiepa, altra startup, questa volta di Manchester, che introduce la realtà virtuale ad uso professionale nel calcio. Sono sul mercato dallo scorso settembre, hanno già un contratto con il Manchester Utd per le giovanili, con il Liverpool per il marketing, con il Blackpool per il recupero dei giocatori, col Leicester per la prima squadra. Il loro punto di forza sono i quattro sensori che si applicano a parastinchi e scarpe: accoppiati ai classici visori di realtà virtuale, permettono una simulazione totale, profondamente credibile (la abbiamo provata) dei gesti tecnici. Insomma, calci il pallone senza pallone, sei immerso ora in un campo da allenamento, ora in un vero e proprio stadio, restando su un tappeto di tre metri per tre. 

Ma di colpo eravamo ad Anfield, tanto che quando provi uno stop, sbagliandolo, devi ricordarti di non correre dietro al pallone, per non finire contro un muro. La “calibrazione” sulla persona permette risposte totalmente naturali. Solamente la potenza non è corrispondente: tiravamo delle “bombe” che nella realtà ci sono precluse.